Verso il Natale con Luca

Scritto da Riforma.it il . Postato in Pagina Biblica

Ecco cos’è Natale, prima di arrivare a Natale: è il comprendere, proprio nei momenti in cui «abbiamo tirato i remi in barca», che il passato non è passato, non è «chiuso». Può sempre essere riaperto da Dio, ci può essere un nuovo inizio

Gianni Genre

Testo biblico

5Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d’Aaronne e si chiamava Elisabetta. 6Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore. 7Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata. 8Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell’ordine del suo turno (…) gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell’altare dei profumi. 12Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento. (…) 18E Zaccaria disse all’angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata». 19L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunciarti queste liete notizie. 20Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo». 21Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio. 22Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto. (…) 24Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: 25«Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini».

(Luca 1. 5-25)

Il racconto lucano che si sviluppa attorno alla nascita di Gesù inizia e si conclude avendo come attori due coppie di persone anziane che non si aspettano più nulla dalla vita. A concludere il «vangelo dell’infanzia» di Luca vi saranno Simeone e Anna che riconoscono nel bambino portato dai genitori al rito della presentazione il Messia tanto atteso. Qui vi sono Zaccaria ed Elisabetta: due belle figure di credenti abitate però dalla convinzione che l’avvenire non possa più riservare loro alcuna sorpresa. Credono senza più sperare, almeno per quanto riguarda la loro vita. Fede e speranza possono essere separate. Il testo sottolinea il fatto che erano in età avanzata, senza però definire l’età. Già, quando si diventa «vecchi»? Il giorno in cui non si è più disponibili a lasciarsi sorprendere dalla vita e quindi quando non si ha più la capacità o la voglia di sorridere. Credono in Dio, Zaccaria e Elisabetta, ma credono che Dio non possa aiutare a dare loro un futuro. La dimensione della novità e della speranza nasce sempre dalla realtà del disincanto se non della rassegnazione: è necessariamente «in-credibile» tanto è carica di sorpresa. Così è anche per l’anziano e fedele Zaccaria, che forma, insieme a sua moglie Elisabetta, una coppia corrispondente a quella di Abramo e Sara all’inizio della Genesi.

Come accadde all’inizio dell’avventura per il popolo di Israele, così accade adesso con Gesù

Come accadde all’inizio dell’avventura per il popolo di Israele, così accade adesso con Gesù, secondo la «buona notizia» di Luca: prima ancora del suo inizio, la storia di Gesù porta con sé un nuovo inizio, come una breccia verso il domani carico di promessa. La promessa di un figlio per due anziani sacerdoti che non hanno potuto avere figli è troppo grande, troppo audace, per essere creduta. E produce, per questa ragione, paura e afasia. Certo, questo mutismo può essere letto come punizione per l’incredulità di Zaccaria, che esige da Dio un segno e dà così prova di una fede troppo fragile. Ma è anche un segno che mette fine a quella stessa incredulità: se non credi non potrai parlare, non potrai più chiedere alcunché. La «meraviglia» può solo essere vissuta nel silenzio. A noi l’afasia di Zaccaria può anche indicare la necessità del silenzio per prepararci al Natale. Può addirittura avere il sapore dell’augurio. L’augurio che quando Dio tornerà ad agire nella tua vita, caro lettore e cara lettrice – forse proprio quando sarai rassegnato – tu possa rimanere senza parole. L’afasia è segno che Natale è vicino. Che una nuova avventura di vita e di salvezza è imminente.

Prima che Natale accada vi è un invito a fare silenzio per accogliere i tempi nuovi

Prima che Natale accada vi è un invito a fare silenzio per accogliere i tempi nuovi, il senso dell’azione inedita di Dio nel mondo: come se ci fosse detto che non bisogna avere fretta nel cercare le parole adatte per dire l’intervento di Dio (e quante parole retoriche e inopportune – se non addirittura blasfeme – vengono pronunziate attorno alla vicenda del Natale!) Dunque Zaccaria, il vecchio sacerdote, viene sorteggiato e ha il privilegio di entrare nel Tempio, al cospetto di Dio. E la promessa dell’angelo, che si qualifica come Gabriele, è troppo grande per il suo cuore ormai invecchiato. Ma la persona più coinvolta dall’azione di Dio, che non guarda alle nostre agende e sconvolge i nostri tempi, è Elisabetta, moglie di Zaccaria. Anche lei è discendente di sacerdoti, addirittura di Aronne! E anche lei, come il marito, è irreprensibile rispetto ai comandamenti. Elisabetta è però sterile! Una sorta di condanna per una donna a quei tempi. Ebbene, Elisabetta aspetterà un figlio e per cinque mesi rimarrà nascosta per l’imbarazzo e – al tempo stesso – per la gioia. Zaccaria diventa muto, Elisabetta si nasconde. Ma ci si nasconde anche per la felicità, quando le cose che stanno per succedere ci sembrano troppo grandi e troppo belle per condividerle subito. Dobbiamo, prima di poterle comunicare agli altri, chiedere e verificare con noi stessi se siano vere… Elisabetta rinasce, insieme alla speranza. Dopo l’afasia di un vecchio, non vi è subito la nascita di un bambino, ma la risurrezione di una vecchia. Anzi, la risurrezione di un popolo che adesso ha un avvenire. Dio cancella l’umiliazione a una anziana donna e – attraverso di lei – a tutto un popolo. Non si tratta ancora, come per noi, in questo Natale ormai alle porte, di una salvezza piena e tangibile, ma dell’annunzio di un futuro pieno di redenzione che avviene attraverso la Parola.

Tra poco Giovanni il Battista inviterà a passare attraverso la porta stretta del pentimento

Tra poco Giovanni il Battista inviterà a passare attraverso la porta stretta del pentimento, cioè del ritorno a Dio e al prossimo. Poi, con Gesù, «l’ultima visita» di Dio all’umanità. Visita che noi abbiamo già ricevuto. Il tempo che precede il Natale, per i nostri contemporanei, porta con sé molteplici significati, fra i quali quello di un recupero di ciò che non si è potuto fare o avere durante il corso dell’anno. Tutti sembrano essere contagiati da una sorta di «urgenza del riscatto». Dobbiamo incontrare chi non abbiamo più incontrato, dobbiamo fare o acquistare ciò che non abbiamo potuto fare o comprare nei mesi precedenti. Per comprendere qualcosa o accogliere il senso del Natale, bisognerebbe invece recuperare qualche spazio di silenzio o di nascondimento, dove ritrovarsi anzitutto con se stessi. Zaccaria ed Elisabetta, e con loro tutto il popolo, – avranno un figlio a cui Dio darà un nome: «Giovanni – Dio è un Dio di grazia»; Dio cioè gli dà un’identità e una vocazione, un compito. Una vocazione individuale e collettiva, rivolta alla sua famiglia e al suo popolo. Adesso il popolo – attraverso la voce di Elisabetta – può cantare la sua gioia e la sua lode…

Ecco che cos’è Natale, prima di arrivare a Natale: è il comprendere

Ecco che cos’è Natale, prima di arrivare a Natale: è il comprendere, proprio nei momenti in cui «abbiamo tirato i remi in barca» che il passato non è passato, non è «chiuso». Può sempre essere riaperto da Dio, ci può ancora essere un nuovo inizio: a livello personale, familiare, di popolo… Se credi alla promessa, se l’accogli, puoi comprendere che il nuovo è sempre possibile a Dio. Un’ultima, piccola, indicazione: in questo testo, che annunzia la nascita di Giovanni il Battista, è chiaro che il nuovo nasce da ciò che c’è già. Nasce dalla comunità stanca e rassegnata dei credenti, non cade dalle nuvole… Questo nuovo inizio trova il suo contesto nel quadro della tradizione più classica. Che cosa facevano Zaccaria ed Elisabetta prima dell’annunzio che ha capovolto, rivoluzionato la loro esistenza? Pregavano e vegliavano. Pregavano vegliando. Rassicurati anche tu, sorella e fratello che frequenti una chiesa, forse con un poco di fatica, ma con sempre identica disciplina: Dio si fa largo anche all’interno delle istituzioni e la sua Parola risuona nel tempio, percorrendo i sentieri consueti e affaticati della vita. Non c’è, all’inizio del vangelo di Natale, nessuna «idolatria della novità» come invece si cerca a ogni costo nel mondo di oggi… No, il futuro nasce da un passato che credevamo definitivamente sterile, rassegnato… e questo è motivo di speranza. Questa è la speranza del Natale.

(Terza di una serie di quattro meditazioni)

(17 dicembre 2013)

Preghiera

Natale, una memoria che genera la storia

La notte sempre notte sarebbe stata se l’urlo di un neonato non l’avesse sconcertata. Le tenebre sarebbero rimaste per sempre tenebre se la luce non si fosse azzardata a dissolverle. Il dolore sarebbe rimasto per sempre dolore se un volto non ne avesse condiviso il peso.Natale, una memoria che genera la storia una promessa che si oppone alla miseria una parola scesa dritta sul mondo, per aprire una faglia, per illuminare la paglia per incitare alla semina. Dio può sempre farsi umano, per coloro che accolgono la sua fragilità come una culla.

Francine Carrillo

Bibliografia

• François Bovon, L’Evangile selon Luc 1-9, Labor et Fides, Genève, 1991.

• Helmut Gollwitzer, La Joie de Dieu, Delachaux et Niestlé, Neuchâtel, 1958.

• Fred B. Craddock, Luca, Claudiana, Torino, 2002.

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