Ucraina: la vittoria delle forze filoeuropee e la crisi all’est

Scritto da L'informazione di Rbe il . Postato in Cominciamo bene, Elezioni presidenziali, Lyubomyr Ferens, Notizie Evangeliche, ucraina

In queste ore di exit poll e primi risultati, si sta tracciando un quadro complesso per l’Ucraina dopo le elezioni presidenziali. La maggioranza dei partiti nel nuovo Parlamento sono filo-europei con Poroshenko più debole del previsto seguito dal Fronte popolare del premier Arseni Iatseniuk e dal partito Samopovich (Auto aiuto), tutti partiti filo occidentali. Il blocco di opposizione di Iuri Boiko, ex ministro di Ianukovich ed erede del partito filorusso delle Regioni, entra nel Parlamento ucraino, mentre sembra sotto la soglia di sbarramento del 5% il partito comunista.

Abbiamo commentato questi primi sondaggi con Lyubomyr Ferens, giornalista dell’emittente ucraina Hromadske Tv.

Primi commenti agli exit poll?
«I partiti che stanno ottenendo la maggioranza si sono presentati con programmi filoeuropei e filoucraini. Nelle scorse settimane tutti i sondaggi davano Poroshenko al 30, ma non è stato così e questa è stata una delusione sorprendente. Avrebbe potuto avere una forte maggioranza, ma ora deve allearsi con il fronte popolare. Già da oggi potrebbero parlare di un’alleanza ampia. I giornali, in Ucraina, titolano in modo simile, ieri sera Poroshenko ha lanciato un messaggio al popolo ucraino, dicendo che queste elezioni sono state un trionfo della democrazia. Si parla anche del successo dell’ex partito delle Regioni, per il quale hanno votato soprattutto dalla zona est del paese, dove si poteva votare. Vedremo quale coalizione sarà creata con questi tre partiti ed eventualmente con altri più piccoli».

Alcuni titoli parlano di un radicamento dei partiti nazionalisti.
«Credo che in Europa si presenti la situazione in modo distorto. Si parla di fronte popolare o di nazionalisti ucraini. Non direi che sono nazionalisti, come invece sono i radicali, soprattutto di destra. Questi sono più centristi, sono filoucraini sì, ma non possiamo dire che siano nazionalisti. Ad esempio, il Pravy Sektor, la formazione più estremista della destra ucraina, ha preso pochissimi voti. Un risultato atteso, anche grazie alla grande campagna dei media russi, che dicevano che in Ucraina sono arrivati i nazisti al potere. Ma ha vinto l’ala più centrista, la più pacifica».

Come si sbloccherà il voto a est, per ora assente?
«In Crimea non si è votato, perché il territorio è occupato dai separatisti. Forse si potrà votare quando si arriverà ad una soluzione politica pacifica. La legge permette di votare più tardi, ma per ora non si è trovata una soluzione e non si sa quando potranno votare i 4,5 milioni di persone che per ora non si sono espresse. Ci sono ancora degli scontri, ai checkpoint soprattutto. Il non votare in quelle zone è davvero una ferita aperta: anche se la situazione si dovesse calmare non so quanto ci vorrà per guarirla ».

I comunisti sono usciti dal parlamento dopo vent’anni?
«No, dopo 96 anni. Ed è un buon segno, che ci dice come le generazioni stiano cambiando in Ucraina. Negli ultimi vent’anni le generazioni più anziane hanno votato per il partito comunista, ma da parte delle generazioni più giovani non c’è fiducia in quella parte politica».

Quali sono le sfide del Parlamento che si formerà appena avremo risultati definitivi?
«Il nuovo Parlamento dovrà affrontare le riforme, sociali, politiche, ma soprattutto economiche, e credo che saranno necessarie delle leggi impopolari. Forse questo Parlamento non riuscirà realizzare queste sfide in pieno, ma potrà almeno cominciare il percorso».

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