Protestantesimo quo vadis? – Editoriale di Fulvio Ferrario

Scritto da Fcei il . Postato in Notizie Evangeliche

Dal 6 al 9 ottobre si è tenuto a Zurigo un convegno internazionale in preparazione alle celebrazioni del V centenario della Riforma (2017). Il protestantesimo europeo deve ancora compiere un considerevole cammino di chiarificazione in vista di questa occasione. Alcuni elementi, tuttavia, possono essere evidenziati sin d’ora e possono orientare anche il nostro lavoro in Italia, che sta partendo con un certo ritardo.In primo luogo, non si tratterà di un evento soltanto luterano né soltanto tedesco. Già il fatto di aver tenuto l’incontro a Zurigo indica una prospettiva internazionale e tale da coinvolgere, in prospettiva, tutte le chiese protestanti. Purtroppo a Zurigo mancavano del tutto le chiese battiste, quelle pentecostali, quelle avventiste, l’Esercito della Salvezza. Le ragioni sono evidenti: la Chiesa Evangelica in Germania e la Federazione Protestante Svizzera hanno invitato le chiese con le quali sussistono consolidati rapporti di comunione e collaborazione e che più direttamente si richiamano alla Riforma del XVI secolo. Sembra però decisivo allargare il più possibile l’orizzonte.Al centro sarà il messaggio della Riforma, la libera e liberante grazia di Dio in Cristo, che trasforma la vita. Per le chiese evangeliche europee, falcidiate dal decremento numerico, dovrà dunque trattarsi anche (secondo alcuni soprattutto) di un’occasione di evangelizzazione. Naturalmente, anche altri aspetti (il rapporto tra Riforma e modernità) sono centrali. E’ necessario, tuttavia, che le priorità siano chiare. La Riforma ha voluto parlare di Dio: celebrarla diversamente, significherebbe tradirla. E’ chiaro che in Germania e in Svizzera si tratta anche di un evento nazionale, con enormi investimenti pubblici. Se, però, le chiese si lasciassero distrarre da questo improvviso interesse della società secolarizzata per i propri antenati cristiani, rischierebbero di perdere un’occasione importante. Ciò vale tanto più in altri contesti, nei quali la riscoperta dell’evangelo nel Cinquecento resta una realtà spiritualmente estranea. E’ ovvio, poi, che la chiesa evangelica non può né vuole celebrare se stessa. Resta il fatto che la Riforma si distingue da altri tentativi di rinnovare la vita cristiana proprio perché ha dato origine a un particolare modo di essere chiesa, il quale costituisce, anche e proprio oggi, una proposta alla società secolare.Il giubileo (così è chiamato) del 2017 non intende presentarsi in chiave anticattolica. Che però sia possibile celebrarlo insieme alla chiesa di Roma è più che dubbio, visto che quest’ultima (lo ha ripetuto, a Zurigo, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani) ritiene che ci sia poco da giubilare: la Riforma ha spaccato la chiesa, si è imposta con la violenza, è fuori dalla successione apostolica eccetera eccetera. Lutero, lo sappiamo, ha detto, in punto di morte, che “siamo dei mendicanti, questa è la verità”. Lo siamo, però, di fronte a Dio, non di fronte al papa, per simpatico che egli sia. Una riflessione ecumenica (e, certamente, critica: la Riforma ha le sue tragiche ombre) sulla riscoperta riformatrice dell’evangelo sarebbe benvenuto e anche necessario. Se però le premesse sono queste, è meglio riflettere con attenzione, al fine di evitare pasticci. I protestanti sono tali perché ritengono che, con tutte le sue contraddizioni, la Riforma sia stata un dono di Dio. Documenti come quello cattolico–luterano recentemente pubblicato (Dal conflitto alla comunione) sono, su questo punto, a dir poco ambigui e infatti piacciono molto al cardinale Koch. Nessuno intende impedire a Roma di celebrare la propria riforma (cioè la Controriforma): nel caso, però che, nella sostanza, si riproponesse, cinquecento anni, dopo la stessa alternativa di allora (pro o contro il solo Cristo, la sola grazia, la sola fede e la sola Scrittura, con tutte le conseguenze per quanto riguarda natura e forma della chiesa), ognuno sarebbe chiamato a pronunciarsi con chiarezza. In fondo, il 2017 costituisce anche un momento di verifica del cammino ecumenico. (NEV-notizie evangeliche 43/13)

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