L’opera delle nostre mani rendila stabile

Scritto da Eugenio Presta il . Postato in Comunità, XV Circuito, XVII Febbraio

Gita-Valli-(210)

Mattino del 15 febbraio, tangenziale di Torino: le montagne delle Alpi Cozie si dispiegano davanti a noi e il gruppo del Monviso, imponente, imbiancato, nitido ci dà il benvenuto e ci informa che il nostro lungo viaggio in pullman è giunto alla meta.

E’ quasi come risalire il fiume controcorrente, così come fanno i salmoni per deporre le uova. E’ il ritorno nei luoghi d’appartenenza.

E’ strano, molto strano… Noi siamo calabresi. La nostra casa, dove siamo nati, dove viviamo, dove abbiamo le nostre tradizioni, i nostri cari, il nostro lavoro sono a più di mille chilometri da qui. La nostra esistenza, il nostro cibo, la nostra cultura non appartiene alle montagne… da noi c’è il mare…

Eppure c’è qualcosa, una presenza, come un richiamo, una voce che internamente ci dice: “Benvenuti! Bentornati!”.

Le chiese del XV Circuito (Dipignano, Cosenza, Catanzaro, Vincolise, Reggio Calabria e Messina), insieme a un nutrito gruppo di Guardia Piemontese (il Gruppo delle donne dei laboratori “Manipolativi” del Centro Gian Luigi Pascale), hanno organizzato un viaggio nelle Valli Valdesi, ospitati dalla chiesa valdese di Pinerolo, in occasione della festa del 17 febbraio. Un viaggio per “risalire” la corrente del fiume, il fiume della storia per le guardiole, e della fede per noi valdesi.

Nulla di mistico, non è stato un pellegrinaggio – i viaggi di questo genere ne potrebbero avere tutto il carattere – non è stato un rendere omaggio ai monumenti dei luoghi storici valdesi in Val Pellice e in Val d’Angrogna; noi valdesi, per fortuna, siamo abbastanza dissacratori per queste cose. E’ stato piuttosto un visitare o ri-visitare la nostra storia di fede e/o di origine, di provenienza etnica (a Guardia si parla ancora occitano e con i valligiani ci si intende perfettamente).

E’ stato soprattutto un ritrovarsi tra fratelli e sorelle, cattolici e valdesi, ci si è accolti reciprocamente con entusiasmo e convivialità. Citando il pastore Genre: ”Chi è stato ospitato, portando in dono se stesso e il proprio calore, ha finito per arricchire coloro che hanno ospitato.” Si sono capovolti i doni, insomma. Ma è doveroso aggiungere da parte nostra, per amor di verità, che il calore dell’accoglienza non ci ha lasciati indifferenti, anzi ha toccato davvero i nostri cuori.

Voglio concludere pensando alle parole della predicazione del pastore Giorgio Tourn nel culto di domenica 17 al tempio di Pinerolo, un culto con il tempio strapieno, con più di 450 persone, esperienza non comune per chi come noi vive una realtà di diaspora, fatta di piccole comunità, nate tutte in modo diverso e strano, distanti tra loro molti chilometri, sprovviste di pastori per la maggior parte; comunità affidate alla cura dei pochi propri membri, a se stesse, dove però l’impegno e la dedizione sono vive e sopravvivono isolate nella preghiera e nella speranza che la flebile fiammella di testimonianza rimanga accesa ancora a lungo.

La predicazione sul Salmo 90 di Tourn ci tocca nel profondo, ci rimette nelle mani di Dio, il salmo lo fa, e la preghiera di Mosè diventa la nostra, di tutti noi: calabresi e piemontesi, valdesi e cattolici, uomini e donne, vecchi e bambini:

« Signore, tu sei stato per noi un rifugio d’età in età. Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l’universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio.[…] Ritorna, SIGNORE […]Si manifesti la tua opera ai tuoi servi e la tua gloria ai loro figli. La grazia del Signore nostro Dio sia sopra di noi, e rendi stabile l’opera delle nostre mani; sì, l’opera delle nostre mani rendila stabile. » Amen.

 

Eugenio Presta

(Presidente del CDC di Dipignano)

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