Il tesoro nei vasi di terra

Scritto da Riforma.it il . Postato in Pagina Biblica

L’immagine del vaso di terra ci dice non solo la povertà del materiale ma anche la sua fragilità. Dio si serve di questi strumenti deboli e precari perché il suo nome sia riconosciuto in sé e per sé, quale egli è veramente, il Dio della gloria

Marcello Salvaggio

Testo biblico

5Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo. 7Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è espresso in questa parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio.

(2 Corinzi 4, 5-15)

Care sorelle e cari fratelli in Cristo, uno dei nodi che l’apostolo Paolo deve sciogliere per cercare di ritrovare con la comunità di Corinto una giusta relazione che sembrava messa alla prova è il paradosso tra la sua debolezza apostolica, contrapposta alla forza di alcuni apostoli concorrenti, e la potenza dell’Evangelo che si manifesta nella predicazione. In altre parole, alcuni tra i Corinzi attribuivano l’efficacia dell’Evangelo alla forza carismatica dei predicatori, così come al loro successo dimostrato dalla loro scienza ed eloquenza. Paolo dunque sarebbe stato squalificato per il fatto di essere un apostolo debole, provato nella carne e sottoposto ai pericoli della persecuzione. Così, a lui vengono preferiti quei missionari che sono stati accolti a Corinto con un certo entusiasmo durante la sua prolungata assenza, i quali si sono auto-raccomandati e si sono fatti pagare per il loro servizio. Sembrerebbe addirittura che gli stessi altri apostoli lo abbiano screditato e si siano messi in concorrenza con lui. Si tratta di un problema serio che rischia di compromettere tutta quanta la predicazione dell’Evangelo di Cristo. Paolo pertanto ritorna su questo argomento più volte nel corso della sua lettera e in particolare usa un’immagine efficace per descrivere il suo apostolato: il tesoro nei vasi di terra.

Il tesoro è chiaramente l’Evangelo stesso, come ricorderà Lutero nelle sue 95 tesi

Il tesoro è chiaramente l’Evangelo stesso, come ricorderà Lutero nelle sue 95 tesi: «Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della gloria e della grazia di Dio» (Tesi 62). L’immagine del tesoro ci dice subito cos’è che ha valore su tutto, cos’è più importante: l’Evangelo la cui potenza è smisurata e la cui efficacia consiste nel donare vita e grazia a «un numero maggiore di persone» così che aumenti il «ringraziamento alla gloria di Dio». Proprio come un tesoro, però, l’Evangelo è nascosto e va ricercato. Questa è la scommessa della fede: scoprire dove si trova il messaggio di speranza per il mondo. Non si tratta di una caccia al tesoro senza indizi; al contrario, la predicazione indica chiaramente qual è la luce della conoscenza della gloria di Dio: Gesù Cristo! Riassumendo, potremmo dire che il tesoro è nascosto in Cristo e quindi è a lui che bisogna guardare e in lui riconoscere la potenza di Dio. Ecco perché Paolo dice anche che «se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio» (2 Corinzi 4, 3-4). Per vedere il tesoro in Cristo non bisogna rimanere accecati dalla luce del dio di questo mondo, quello che promettendo non fa altro che tentare e offrendo salvezza rende schiavi. Alcuni, fra i Corinzi, sono rimasti abbagliati dal carisma di alcuni missionari, dalla loro bravura nel parlare e dai miracoli che facevano, al punto da offuscare il messaggio dell’Evangelo.

La domanda è dunque in che modo l’apostolo possa annunciare Cristo

La domanda è dunque in che modo l’apostolo possa annunciare Cristo e far scoprire in lui la rivelazione di Dio. Paolo sceglie la via meno facile, ma forse quella necessaria; interpreta il ministero apostolico alla luce dell’avvenimento della croce, cioè di quella che è la più grande contraddizione di tutta la Bibbia: Dio ha rivelato il suo amore e la sua giustizia per noi attraverso l’umiliazione e la morte di suo figlio! È questo paradosso dell’Evangelo, e non la forza persuasiva o la dimostrazione dell’apostolo, che deve interrogare e trasformare le coscienze delle persone e portarle a riconoscere la grandezza di Dio. Tale annuncio è pazzia per i sapienti e scandalo per i difensori della legge, poiché rovescia le logiche e le credenze di questo mondo, ma è anche messaggio di speranza per chi si affida a Dio e crede che Gesù Cristo sia davvero la rivelazione del suo amore e della sua giustizia. Così l’apostolo non può essere altro che apostolo di Gesù crocifisso e risorto. Questo vuol dire che la forza della predicazione non sta nella sua capacità e bravura, come credevano alcuni Corinzi, ma unicamente nella potenza dell’Evangelo che essa annuncia. Ecco perché Paolo usa l’immagine del tesoro contenuto in vasi di terra. Il contrasto che c’è tra la preziosità dell’Evangelo e la povertà e debolezza dell’essere umano sottolineano che la gloria deve andare a Dio e non a colui o colei che predica.

L’immagine del vaso di terra o di creta ci dice non solo la povertà del materiale, ma anche la sua fragilità

L’immagine del vaso di terra o di creta ci dice non solo la povertà del materiale, ma anche la sua fragilità: può spezzarsi e frantumarsi facilmente. Dio si serve di questi strumenti deboli e precari perché il suo nome sia riconosciuto in sé e per sé, quale egli è veramente, il Dio della gloria. Questo non vuol dire inevitabilmente che il ministero apostolico non serva a nulla; serve eccome! Nel senso di un servizio (diaconia) per la gloria di Dio. Questo fa chi predica l’Evangelo. Quando un ministro delle nostre chiese sale sul pulpito, sia esso pastore, pastora o predicatore, predicatrice locale, non sta salendo su un palco per comizi, né va lì per essere ascoltato e ammirato. Il pulpito, così alto e imperioso nell’architettura di alcuni nostri templi, sottolinea che l’autorità è da ricercare nella predicazione dell’Evangelo; è quest’ultima che si erge al di sopra delle nostre esistenze per consolarle e condurle al Cristo. Ecco perché prima di predicare o di cominciare il culto si dice una preghiera di illuminazione, affinché lo Spirito Santo faccia luce sulla sua Parola, sul lieto messaggio che sta per essere annunciato e, al contempo, aiuti il predicatore e l’assemblea a ricercare insieme la verità dell’Evangelo attraverso il confronto con le proprie esistenze. C’è ancora un aspetto di questa comprensione dell’apostolato che va sottolineato, ed è il destinatario della predicazione, «tutto ciò infatti avviene per voi», nella prospettiva dello scopo finale, «affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio».

La debolezza apostolica e la potenza dell’Evangelo concorrono a questo unico obiettivo

La debolezza apostolica e la potenza dell’Evangelo concorrono a questo unico obiettivo: che pian piano tutti possano glorificare Dio per ciò che opera per noi. Così il ministero apostolico non cerca vanto e interesse per sé perché si preoccupa unicamente di far conoscere Dio agli altri attraverso l’annuncio di Cristo. Allo stesso modo la predicazione dell’Evangelo è dimostrazione della potenza di Dio «per l’umanità». Queste due ultime considerazioni ci mettono in guardia contro alcune tentazioni della chiesa che da un lato, potrebbe esaltare il proprio ruolo di messaggera di salvezza autoglorificandosi e, dall’altro, potrebbe divinizzare il testo biblico a tal punto da farlo diventare legge e non annuncio di salvezza per chi lo ascolta. Ci aiuti, invece, l’esortazione di Paolo a comprendere che il ministero apostolico che ci è stato affidato rifiuta ogni tipo di protagonismo o di autocelebrazione e, invece, con l’aiuto di Dio ha la fiducia di potere rendere un servizio a ciò che davvero libera e suscita lode e ringraziamento: l’Evangelo di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Amen.

(Seconda di una serie di quattro meditazioni)

(11 marzo 2014)

Preghiera

Ci hai reso testimoni di speranza

Padre, nonostante la nostra debolezza, ci hai reso testimoni di speranza, fedeli discepoli di tuo Figlio che vuole dar prova della sua vittoria a un mondo scettico e inquieto. Portiamo questo tesoro in vasi di creta e temiamo di non farcela davanti alla sofferenza e al male. A volte dubitiamo perfino del potere della parola di Gesù, che ha detto «che siamo una cosa sola». Ridacci la conoscenza di quella gloria che risplende sul volto di Cristo, affinché con le nostre azioni, il nostro impegno e tutta la nostra vita, proclamiamo al mondo che Egli è vivo e che è all’opera tra noi. Amen.

(Preghiera scritta per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, anno 2003)

Bibliografia

• Introduzione al Nuovo Testamento, a cura di Daniel Marguerat, Claudiana, 2004

• Heinz Dietrich Wendland, Le lettere ai Corinti, Paideia, 1976

• Ernest Best, II Corinzi, Claudiana, 2009

• Bruno Corsani, La seconda lettera ai Corinzi, Claudiana, 2000

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