Il segno di Giona

Scritto da Agostino Garufi il . Postato in Bibbia, riflessioni

Senza titolo-1Esiste una prova che dimostri in modo certo che Gesù è il Messia mandato da Dio per redimere e salvare noi tutti e l’intera umanità? Se volete leggere Matteo 12: 39-40 e qualche commento, fra cui quello modesto che qui allego, potrete considerare la risposta che dà Gesù stesso e riflettere su di essa.

«Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno alcuno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti» – Matteo 12/39-40.

Ripetute volte è stato chiesto a Gesù un segno, cioè una dimostrazione della sua messianicità. Qui sono alcuni scribi e farisei che gli dicono: “Maestro, noi vorremmo vederti operare un segno”. In un’altra occasione è la moltitudine sfamata da lui con la moltiplicazione dei pani che gli chiede: “Quale segno fai tu, dunque, perché lo vediamo e crediamo?” (Giov. 6/30). Poi, quando Gesù sarà crocifisso, molti gli diranno tra la beffa e la sfida: “Se sei il Cristo, scendi giù dalla croce, e noi crederemo in te” (Matt. 27/47).

Come mai la gente chiede questo segno a Gesù come se egli non ne avesse fatti tanti? Che segno vogliono? Ne vogliono uno del tutto speciale che dimostri in modo evidente e incontestabile che egli è il Messia, il Cristo mandato da Dio.

Certo, i miracoli fatti da Gesù sono dei segni indicatori del regno di Dio presente ed operante per mezzo di lui, ma questo si può scorgere solo mediante il discernimento della fede, mentre i Giudei pretendevano di vedere senza passare attraverso il ravvedimento e la fede.

Anche oggi avviene qualcosa di simile. Pensiamo ai molti che sono interessati ai “miracoli” di santi e madonne e corrono eccitati a visitare santuari come Lourdes, Fatima, Medjugorje e altri luoghi ritenuti miracolosi; ma sono molto meno interessati a conoscere l’Evangelo e il vivente Signore che in esso e per mezzo di esso si rivela e vuole stabilire un rapporto personale, diretto con ognuno di loro.

Altri, invece, non si lasciano incantare o impressionare da questi strani fenomeni e, da persone razionali, quali si ritengono, anche loro rifiutano il messaggio evangelico, perché non lo trovano rispondente al loro modo di pensare: costoro non chiedono di vedere miracoli, ma vogliono dimostrazioni razionali o scientifiche; oppure vogliono vedere, dopo duemila anni di cristianesimo, quali sono le realizzazioni del regno di Dio in questo mondo ancora così largamente e profondamente travagliato dall’ingiustizia, dalla sofferenza, dalle guerre e da molti altri mali.

Insomma, tutti chiedono prove: miracoli o dimostrazioni razionali, realizzazioni concrete per riconoscere in Gesù Dio che si rivela in modo evidente e salva effettivamente questo nostro povero mondo.

Ma sentiamo la risposta di Gesù agli scribi e ai farisei. Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno”. Innanzitutto Gesù definisce i suoi interlocutori e la loro generazione una generazione malvagia e adultera.

Nella loro ricerca di Dio gli uomini partono spesso dal presupposto, che danno per scontato, della loro fondamentale onestà, apertura e disponibilità a lasciarsi illuminare da Lui; e se non arrivano a conoscerlo, pensano di non avere alcuna colpa. Gesù, invece, denuncia la loro “malvagità” e il loro “adulterio”, che non è solo infedeltà coniugale ma anche e soprattutto infedeltà verso il proprio Creatore e Signore, malvagità e infedeltà che non permettono di riconoscere Dio là dove si rivela e come si rivela. Perciò Gesù invita tutti, quindi anche noi e la gente del nostro tempo, al ravvedimento e alla conversione, per poter discernere Dio nella sua rivelazione.

E in quanto al segno richiesto Gesù dice: Segno non sarà dato, tranne il segno del profeta Giona”, e lui stesso qui spiega in cosa consiste questo segno, dicendo: “Poiché come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti (quando fu inghiottito da quel grosso pesce e poi fu vomitato vivo su di una spiaggia), così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti”.

Quindi il segno per eccellenza dell’amore e della potenza di Dio per la redenzione e la salvezza del mondo in Gesù Cristo è la sua morte in croce, il suo seppellimento e la sua risurrezione!

Proprio su questo punto essenziale dell’Evangelo l’apostolo Paolo scrive nella sua prima epistola ai Corinzi: “I Giudei chiedono miracoli e genti di altra cultura cercano sapienza (= dimostrazioni razionali), ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo (cioè inciampo alla fede) e per altre genti pazzia (cioè assurdità); ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto genti diverse, predichiamo Cristo, che è potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini!” (I Cor. 1/22-25).

Questo è il messaggio evangelico rivolto anche a noi quando la nostra fede vacilla e cerchiamo prove per confermarla. E questa sia anche la nostra testimonianza a quanti cercano miracoli o prove su Gesù Cristo e la validità dell’opera sua: Cristo crocifisso e risorto. Questo fatto fondamentale, avvenuto una volta per sempre, è espresso significativamente anche nel presente con segni concreti ogni volta che viene celebrata la Cena del Signore: là è Lui stesso che si dona a noi nel segno del pane spezzato dicendoci: “Questo è il mo corpo che è dato per voi”, e nel segno del vino, dicendoci: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi” (Luca 22/19-20). Quale altro segno vogliamo o si vuole di più?

Past. Agostino Garufi

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