Il protestantesimo

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PROTESTANTESIMO (o meglio, PROTESTANTESIMI al plurale…)  

(Una scheda storica – Appunti tratti dal libro di Massimo IntrovigneI PROTESTANTIelledici, 1998)      

    Sotto nome di “protestantesimo” vengono rubricate un gran numero di denominazioni o comunità. Nel 1991 si contavano 21.104 diverse denominazioni che potevano essere considerate “protestanti”, il cui numero si accresceva in ragione di 5 alla settimana.

Alcuni tentativi di definizione del mondo protestante presuppongono la possibilità di distinguere in modo molto stretto tra Riforma storica, da cui nasce il protestantesimo, e Riforma radicale, da cui nascono diverse famiglie di movimenti religiosi.

Possiamo individuare tre caratteristiche fondamentali del protestantesimo:

A. Il modo di elaborazione della verità religiosa (cioè il principio epistemologico del protestantesimo) insiste sulla Sola Scriptura, sulla Bibbia come solo autorità in materia di fede e di vita ecclesiale. Questa opzione è peraltro aperta a sviluppi molto diversi: a causa del principio di sola scrittura il protestantesimo è un fondamentalismo, ma nello stesso tempo, per la sua insistenza sul libero esame e il rifiuto di ogni magistero ecclesiastico, è un liberalismo.

B. Dal punto di vista dell’esperienza religiosa (cioè del principio antropologico), il protestantesimo privilegia l’esperienza individuale del credente rispetto all’inserimento in una comunità strutturata e gerarchica.

C. Dal punto di vista del modo di costruzione dell’autorità (cioè del suo principio sociologico), il protestantesimo si trova di fronte alle conseguenze potenzialmente eversive del principio di sola scrittura, che potrebbe portare con sé l’impossibilità di organizzare una comunità intorno a un minimo fondo comune di credenze: se ciascuno può interpretare la Scrittura a suo modo, ci sono tanti protestantesimi quanti sono i protestanti. Se il luogo della verità non è più nell’istituzione in quanto tale, ma nel messaggio proclamato da queste istituzione, chi allora giudica se il messaggio è proclamato correttamente? La soluzione protestante consiste nel costruire socialmente la figura del “pastore” come specialista della Bibbia. Anche qui sono possibili sviluppi in direzioni molto diverse: le comunità “liberali” finiranno per essere dominate dai teologi, mentre quelle “fondamentaliste” da predicatori di tutto carismatico. Al di fuori dell’autorità riconosciuta al pastore – autorità che procede direttamente da quella riconosciuta alla Bibbia e che le resta subordinata – nessun’altra autorità è riconosciuta come essenziale nelle chiese protestanti. In particolare nessuno autorità è superiore a quella del pastore, nessuna gerarchia all’interno stesso della categoria dei “chierici” è riconosciuta come essenziale all’essere della chiesa. In altre parole, nelle chiese della Riforma non esiste un vero ministro episcopale. L’autorità non è istituzionale ma personale, non deriva dal munus gerarchico ma dalla competenza (teologica o carismatica).

In prima approssimazione, dal punto di vista storico si può fare riferimento alla distinzione tra Riforma storica e Riforma radicale.

Per la verità l’espressione “riforma radicale” nasce in ambito protestante zwingliano: i suoi protagonisti – Thomas Muntzer 1489-1525) e gli anabattisti – non utilizzavano volentieri neppure l’espressione “riforma”. Una riforma presuppone, infatti, che cessi ancora qualcosa da restaurare, che l’edificio ecclesiastico – per quanto decadente – sia ancora in piedi. I radicali ritenevano invece che la vera Chiesa non esistesse più che preferivano parlare di restituito piuttosto che di reformatio, ritenendo che la Chiesa avesse bisogno di essere rifondata piuttosto che riformata. La questione del nuovo battesimo conferito ai convertiti (da cui la parola “anabattisti”, cioè letteralmente “ribattezzatori” in greco), da questo punto di vista, era molto di più di un semplice problema liturgico. Ribattezzando i convertiti gli anabattisti della riforma radicale intendevano simbolicamente dichiarare che la Chiesa era finita, e che quanto era stato loro conferito dalla Chiesa cattolica da cui provenivano non poteva costituire un valido battesimo.

La storiografia moderna preferisce distinguere almeno tre filoni della riforma radicale:

  1. ANABATTISTA: MENNONITI, AMISH, HUTTERITI
  2. SPIRITUALISTA: QUACCHERI
  3. RAZIONALISTA: UNITARIANI, UNIVERSALISTI

che sono ormai difficili da ricondurre nello stesso ambito specifico del cristianesimo.

PROTESTANTESIMI AL PLURALE

Che si debba parlare di protestantesimi al plurale è chiaro da molti anni a quanti studiano il mosaico protestante. Alcune distinzioni antiche sono tuttavia troppo semplici di fronte all’estrema varietà delle denominazioni e dei movimenti. Così è per la distinzione tra un protestantesimo sacramentale o liturgico e un protestantesimo non sacramentale e anti liturgico. Insufficiente è anche la distinzione fra un protestantesimo calvinista – legato a una rigorosa interpretazione della dottrina della predestinazione – e un protestantesimo arminiano che – attraverso le teorie del teologo olandese Jacob Arminius (1560-1609) – sfugge al rigorismo in tema di predestinazione, affermando – contro il calvinismo classico – che Gesù Cristo è morto per tutti (non solo per i predestinati), che Dio – prima della predestinazione – prevede chi accetterà la grazia salvifica di Gesù Cristo e chi la respingerà, che alla grazia di Dio si può resistere e, dopo averla accettata, la si può rifiutare di nuovo e cadere. Insufficiente, infine, è la distinzione fra Chiese istituzionali (cioè legate allo Stato, come sono in genere quelle della prima generazione della Riforma storica) e chiese libere. Il legame con lo Stato è certamente meno costitutivo oggi di quanto non sia stato in passato.

TRIPARTIZIONE DI MAX WEBER Tra i sociologi che tengono ancora conto delle categorie di Max Weber è corrente la tripartizione del protestantesimo in tre categorie.

PROTESTANTESIMO:
  1. TRADIZIONALE: ANGLICANI, LUTERANI, CALVINISTI DI PRIMA GENERAZIONE.
  2. ASCETICO (quello che mostrerebbe AFFINITA’ ELETTIVE CON il CAPITALISMO): CALVINISTI DI SECONDA GENERAZIONE, PIETISTI, BATTISTI, METODISTI.
  3. ROMANTICO: PENTECOSTALISMO.

Bisogna ricordare che tutte le comunità protestanti nella storia posseggono queste dimensioni:

– La dimensione della PROTESTA.

– Il PRIMITIVISMO (cioè il mito della Chiesa primitiva, della chiesa dei primi secoli cristiani è al centro di una visione mitica dove la si rappresenta come l’età dell’oro, da cui sarebbero stati assenti i compromessi e contrasti tipici di epoche successive. Peraltro il primitivismo non può essere ridotto a una formula unica. Per esempio l’idea della “Grande apostasia”, che si sarebbe verificata nel momento in cui la Chiesa – divenuta “costantiniana” – perdeva la sua autonomia nei confronti dello Stato, rimane estranea alla prima generazione protestante (i cui esponenti, semmai, finiscono per proporre una più stretta collaborazione fra Chiesa e Stato) ed emerge soltanto in seguito, con la seconda generazione e con le “Chiese libere”.

– L’avversione al DENOMINAZIONALISMO, che significa irrigidimento di strutture elastiche in formazioni sociali istituzionalizzate e dotate di una burocrazia. L’istituzione sarebbe per definizione fredda e avrebbe bisogno di un risveglio (revival): Ma il risveglio finisce molto spesso per portare fuori chi lo promuove dalla denominazione originaria e spingerlo alla formazione di un nuovo gruppo che fatalmente nel giro di qualche generazione diventerà a sua volta una denominazione. Il riferimento ultimo alla Bibbia anziché a una gerarchia ecclesiastica, rende problematica la gestione dell’innovazione, creando un processo di frammentazione endemico. Ogni nuova corrente o nuovo movimento nella Chiesa cattolica porta normalmente ad un nuovo ordine religioso oppure a un nuovo movimento radicale riconosciuto dalla gerarchia, mentre nelle comunità protestanti porta più spesso a uno scisma e alla nascita di una nuova denominazione o comunità.

– Ciò si manifesta nel LOCALISMO e CONGREGAZIONALISMO protestante (contrapposto all’universalismo cattolico), cioè in una lealtà anzitutto nei confronti della propria congregazione locale, talora curandosi molto poco delle complesse vicende nazionali e internazionali della denominazione a cui la comunità locale appartiene.

Si preferisce ricorrere ad un altro tipo di schematizzazione: QUATTRO PROTESTANTESIMI:

1. PRIMO PROTESTANTESIMO (STORICO). Costituito dalle comunità nate direttamente dalla Riforma storica: luterani, calvinisti (presbiteriani), anglicani (episcopaliani negli USA), valdesi (eredi di una tradizione pre-riformata)

2. SECONDO PROTESTANTESIMO (EVANGELICO E DI RISVEGLIO-REVIVAL) Costituito da movimenti di risveglio che protestano contro la mancanza di fervore (specie missionario), attribuito spesso al legame troppo stretto con gli Stati del protestantesimo storico, insistendo sull’incontro con Gesù Cristo come esperienza personale che spinge alla missione. Dal mondo luterano (Germania) nasce il Pietismo Dal mondo anglicano nasce il Metodismo Dal mondo presbiteriano nasce il Battismo (oggi si tende a derivare il battismo dal calvinismo e non dall’anabattismo, cioè dalla riforma radicale).

3. TERZO PROTESTANTESIMO: I MOVIMENTI DI SANTITA’ (HOLINESS) Considerano troppo istituzionalizzate e fredde le stesse comunità nate dai risvegli del secondo protestantesimo: movimenti di santità, le correnti del perfezionismo, il fondamentalismo (che è però una tendenza che attraversa tutte le comunità protestanti).

4. QUARTO PROTESTANTESIMO: LA CORRENTE PENTECOSTALE-CARISMATICA (XX SECOLO).

QUATTRO ESPERIENZE dei protestantesimi: Da punto di vista teologico i quattro protestantesimi sono caratterizzati ciascuno dalla insistenza su un tipo particolare di esperienza (che non sopprime le esperienze già emerse nelle correnti precedenti, ma le reinterpreta e le integra).

1° protestantesimo: Lutero, la giustificazione per sola fede

2° protestantesimo: l’incontro personale con Gesù Cristo (che nel metodismo diventa la “santificazione”, che per John Wesley è un secondo lavoro della grazia).

3° protestantesimo: la “perfezione” come esperienza radicale che costituisce il fedele, già giustificato per fede e santificato, in uno stato di libertà dal peccato che non potrà più essere perduto.

4° protestantesimo: l’esperienza della perfezione, ribattezzata “battesimo nello Spirito”, è collegata al dono delle lingue che ne costituisce la “prova”.

PRINCIPALI DENOMINAZIONI PROTESTANTI

– PRIMO PROTESTANTESIMO

Valdesi  Del fondatore Valdo si sa con certezza che era mercante di Lione, che ebbe un’esperienza radicale di conversione incentrata sulla povertà e sul desiderio di predicare il Vangelo verso il 1170, e che morì nel 1206. Nel 1532 con il sinodo di Chanforan le comunità valdesi della Francia meridionale e del Piemonte aderiscono alla riforma calvinista. Si tratta di un passaggio fondamentale nella storia valdese. Oggi la Chiesa valdese – che in Italia, dopo il collegamento con i metodisti del 1979, ha come nome Unione delle Chiese metodisti e valdesi – conta circa 50.000 fedeli, di cui 30.000 in Italia.

Luterani Martin Lutero (1483-1546) è alle origini della Riforma. L’itinerario del monaco agostiniano ha come suoi momenti salienti l'”esperienza delle torre” (1513-1514) – in cui Lutero comprende che l’uomo non ha, dal punto di vista naturale, alcuna speranza, ma viene salvato gratuitamente dalla grazia di Dio in virtù della sola fede -; l’affissione di 95 tesi alla porta della chiesa del castello di Wittemberg nel 1517; e la Confessione di Augusta del 1530. Tutte e tre queste date vengono talora citate come momenti di fondazione della Chiesa luterana. Con le 95 tesi del 1517 Lutero denuncia la pratica cattolica delle indulgenze e la teologia “delle opere” che, a suo avviso, la sostiene. Dopo la condanna papale (1518), Lutero si allea – contro l’imperatore Carlo V – con un certo numero di principi e di città tedesche, che vedono in questo momento di riforma religiosa anche l’occasione per contestare l’egemonia imperiale. Per le stesse complesse ragioni – in parte religiose, in parte politiche – comunità luterana e si formano in diversi paesi europei, con un successo completo nei paesi stranieri (Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia) che fra il 1527 e il 1536, con i loro sovrani, passano interamente alla riforma. Lutero contestava l’autorità del Papa, ma l’itinerario spirituale suo e dei primi seguaci comprende anche tentativi di evitare una rottura all’interno della cristianità. Con la Confessione di Augusta (1530) diventa ormai chiaro che il movimento luterano costituisce una realtà separata dal cattolicesimo. A conclusione di un’epoca di guerre, la Pace di Augusta del 1555 – con il principio cuius regio, eius religio – consacra una situazione tedesca dove coesistono territori cattolici e territori protestanti. Nel 600 e nel 700 il movimento luterano europeo – costituito da una pluralità di Chiese nazionali indipendenti – si irrigidisce in un’ortodossia spesso fretta e dogmatica (contro cui protesterà il pietismo), ma nell’800 si manifestano movimenti di risveglio insieme a una grande diffusione di chiese luterane – peraltro frammentate in circa 150 sinodi indipendenti – che seguono l’emigrazione dall’Europa centrale e settentrionale negli stati uniti. Nel nostro secolo la Chiesa luterana tedesca ha patito le drammatiche vicende politiche del paese, e in Scandinavia si è manifestato un processo di secolarizzazione tra il più virulenti del mondo. Teoricamente i luterani nel mondo sono 85 milioni.

Riformati Teoricamente sono 70 milioni nel mondo Le origini sono in Svizzera: Zwingli (1484-1531) a Zurigo: adotta 77 tesi che superano il radicalismo di Lutero, negando in particolare qualunque forma di presenza reale nell’eucarestia e promuovendo un culto più spoglio e austero. Calvino (1509-1564) a Ginevra.

In Svizzera elaborano un modello di Chiesa dove l’autorità non risiede nei vescovi ma nel collegio dei pastori o in collegi misti di pastori e laici (presbiteri). In Gran Bretagna la corrente riformata si divide in un’ala “presbiteriana” e in una “congregazionalista” (dove l’autorità ultima risiede nella congregazione locale, in una situazione di uguaglianza radicale fra pastori e laici). In Inghilterra, di fronte alla riforma anglicana, i calvinisti propugnano una Chiesa ulteriormente “purificata” dai residui cattolici e sono chiamati “puritani”. Perseguitati in patria, i puritani emigrano in massa nelle colonie americane, a partire dai famosi “Padri Pellegrini” che nel 1620 partono a bordo del Mayflower. Non tutti erano partiti. La minoranza riformata rimasta in Inghilterra costituirà la spina dorsale di un movimento di opposizione all’assolutismo reale sanzionato dalla Chiesa anglicana. Questo movimento porta nel 1646 all’abolizione dell’episcopato in Inghilterra e nel 1645 alla vittoria di Oliver Cronwell (1599-1658) che si impadronisce del potere , fa giustiziare nel 1649 il re Carlo I e di fatto abolisce la monarchia. Dopo la morte di Cronwell i presbiteriani, più moderati dei congregazionalisti, favoriscono il ritorno della monarchia (1660). Presbiteriani e congregazionalisti vengono tollerati in Inghilterra dal 1689 (Act of Toleration), ma la Chiesa anglicana rimane la Chiesa nazionale.

Le comunità riformate diventano religione di Stato in Olanda, oltre che in Scozia (grazie a John Knox, 1505-1572) e in alcuni cantoni svizzeri. Nel 1618 in Olanda viene condannato dal Sinodo di Dort il professore di Leida Jacob Arminius, le cui idee sono state riprese dai metodisti. La sua condanna sottolineava come la dottrina della predestinazione rimanesse centrale per le comunità riformate. Tra riformati ricordiamo uno di più influenti intellettuali e teologi del nostro secolo: Karl Barth (1866-1968).

La Comunione Anglicana Re Enrico VIII si segnala come oppositore di Lutero e riceve dal Papa Leone X il titolo di “difensore della fede”. Nel 1527, tuttavia, chiede al Papa Clemente VII l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, zia dell’imperatore di Spagna Carlo V (che Enrico aveva potuto sposare solo grazie a una dispensa papale, trattandosi della vedova di suo fratello). Complesse questioni politiche si intrecciano con questa vicenda matrimoniale, e si collegava al rifiuto del Papa di concedere quello che egli considera un divorzio. Nel 1531 la Camera dei Lord proclama Enrico “Capo supremo della Chiesa e del clero d’Inghilterra”. E’ lo scisma, consacrato dall’instaurazione del filo-luterano Thomas Cranmer che, come arcivescovo di Canterbury, nel 1553 si affretta ad annullare il matrimonio fra Enrico e Caterina. L’Atto di Supremazia del 1534, che fa seguito alla scomunica romana, consacra la nascita di una Chiesa nazionale. Nonostante Cranmer, la Chiesa anglicana conserva numerose caratteristiche di tipo cattolico. Solo dopo la morte di Enrico VIII (1547) Cranmer – che perirà nel corso dell’effimera reazione cattolica di Maria Tudor – farà approvare una nuova liturgia in lingua inglese (Prayer Book) nel 1549, più anticattolica in una seconda edizione del 1552. Sotto il regno di Elisabetta I (1533-1603, regina dal 1558) il Prayer Book viene rivisto in senso meno anticattolico, ma i 42 articoli di fede, che risalivano al 1533, diventano nel 1571 i 39 articoli, di orientamento più nettamente protestante, sebbene moderato. Fin dall’epoca di Elisabetta I la religione anglicana – che alcuni considerano un tertium genus fra cattolicesimo e protestantesimo – si presenta come compromesso fra elementi di provenienza cattolica (temperati da una avversione per Roma e per il Papato) e di provenienza protestante. A poco a poco le due tendenze si andarono organizzando in correnti o partiti, detti “Chiesa alta” (più conservatrice e cattolica) e “Chiesa bassa” (più filo protestante). Durante il ‘700 e ‘800 nell’ambito dei due partiti sorsero dapprima un movimento evangelical, legato ai diversi risvegli che caratterizzavano le comunità del primo protestantesimo in tutto il mondo, e in seguito un movimento trattariano, o movimento di Oxford, più decisamente filo cattolico. Tra i dirigenti del movimento di Oxford, John Henry Newman (1801-1890), passò nel 1845 alla Chiesa cattolica dove mori cardinale. Oggi le distinzioni fra Chiesa alta e Chiesa bassa sono meno rilevanti, e la Chiesa si è piuttosto divisa su questioni come l’ordinazione sacerdotale delle donne e il ruolo delle persone omosessuali.

Al di fuori della gran Bretagna, la più influente Chiesa anglicana è quella degli USA che, dopo la Rivoluzione americana si riorganizzò nel 1783 con il nome di Chiesa protestante episcopale (dal 1967, semplicemente Chiesa episcopale). Teoricamente gli anglicani nel mondo sono 75 milioni.

– SECONDO PROTESTANTESIMO

Si articola in una serie di movimenti di risveglio che , fra il ‘600 e il ‘700, contestano la mancanza di fervore missionario, dovuto anche a un legane eccessivo con lo Stato nelle denominazioni del primo protestantesimo.

Nel mondo luterano nasce il pietismo Nel mondo calvinista nasce il battismo. Nel mondo anglicano nasce il metodismo.

Le correnti pietiste Il pietismo, in ambito luterano, nasce protestando contro il dogmatismo teologico e la freddezza di una Chiesa di Stato che sembra spesso proporre un cristianesimo di routine. Il movimento si organizza negli anni 1670 intorno a Philipp Jacob Spener (1635-1705). Le due correnti principali sono: Moravi e Brethren (fratelli)

I battisti Due correnti storiografiche si contrappongono a proposito delle origini del movimento battista. Una riconduce i battisti alla Riforma radicale e in particolare agli anabattisti. Una seconda considera invece il movimento battista come un rinnovamento all’interno del mondo riformato di origine calvinista. Questo non significa che i battisti non siano stati influenzati da correnti della Riforma Radicale, in particolare dai mennoniti.

La corrente dei battisti generali viene fatta risalire a John Smyth (1570-16012). Perseguitato in Inghilterra come dissidente, Smyth si trasferì in Olanda nel 1607. Qui venne fortemente influenzato dai mennoniti olandesi, nella cui Chiesa peraltro non fu mai ricevuto.

Il primo gruppo di “battisti” continuava a muoversi nell’ambito di una teologia riformata, ma critica il legame di talune Chiese riformate (come quella anglicana) con lo Stato, che vedeva simboleggiato nel battesimo dei bambini. A quest’ultimo veniva sostituita la libera scelta del battesimo degli adulti.

Dopo la morte di Smyth il gruppo adottò la posizione arminiana (secondo cui la grazia è offerta a tutti), distinta sia dal classico predestinazionismo calvinista sia dall’interpretazione mennonita del libero arbitrio.

La corrente dei battisti “generali” influenzò certamente la nascita dei primi battisti “particolari” (che mantenevano invece la nozione calvinista della predestinazione). Il battismo “particolare” può essere considerato uno sviluppo radicale del mondo puritano, nel senso che la separazione del calvinismo inglese dalla Chiesa Inghilterra veniva sottolineata con il rifiuto del battesimo ricevuto dagli anglicani e dagli stessi congregazionalisti.

Non si deve dimenticare che il battismo così come oggi lo conosciamo deriva largamente dalla corrente “particolare”. Vi sono denominazioni battiste “del settimo giorno” che sono “sabatiste” (Avventisti del settimo giorno).

Una maggiore integrazione fra le chiese battisti italiane si è avuta con la fondazione dell’UCEBI (Unione cristiana evangelica battista d’Italia).

Metodisti All’interno del mondo anglicano il risveglio più importante nasce all’università di Oxford, dove negli anni 1720 un gruppo di studenti guidato da John Wesley (17031791), dal suo fratello Charles (17071788) e da Gorge Whitefield (1714-1770), si riunisce in un circolo di fervore per studiare “metodicamente” la Bibbia e la spiritualità.

Usciti da Oxford, i giovani “metodisti” si avviarono alla carriera ecclesiastica.

Nel 1738, John Wesley ha una profonda esperienza spirituale che è alle origini di alcuni elementi fra i più distintivi e caratteristici del secondo protestantesimo. Wesley sperimenta la conversione (giustificazione per fede) come inizio del cammino verso una seconda esperienza cruciale, la santificazione.

I convertiti vengono organizzati in piccoli gruppi, permettendo ai laici di predicare. Quando allo scoppio della rivoluzione americana i metodisti delle colonie rischiano di rimanere senza guida, Wesley si decide ad ordinare pastori (pur senza essere vescovo), consacrando così la separazione dalla Chiesa d’Inghilterra. Muore nel 1791.

La Chiesa metodista rimaneva “episcopale”, in quanto governata da vescovi, senza però che questi ultimi avessero il ruolo teologico che attribuiscono loro la Chiesa cattolica o quella anglicana.

Nel 1979 il lungo processo di integrazione fra chiese valdesi e metodiste in Italia è venuto a compimento con un pieno coordinamento organizzativo, che pure salvaguarda le tradizioni delle due chiese e l’autonomia della componente metodista.

Il Movimento della Restaurazione (Discepoli di Cristo, Chiese di Cristi, Chiese cristiane)

– TERZO PROTESTANTESIMO

Nasce da una insoddisfazione nei confronti del primo e del secondo protestantesimo e da una ricerca di un ideale di perfezione, nell’interpretazione ferma e sicura della Bibbia o nella santità (con il movimento holiness).

Il fondamentalismo indipendente (le Assemblee dei Fratelli) Il fondamentalismo costituisce un movimento trasversale che attraversa la maggior parte nelle denominazioni protestanti. Anche il fondamentalismo, inoltre, ha spesso assunto caratteristiche anti-denominazionaliste e ultra-congregazionaliste, con il risultato che molte comunità locali rifiutano di far parte di associazioni, federazioni o denominazioni più vaste. Tra l’800 e il 900 sono nati tuttavia diversi gruppi fondamentalisti organizzati sotto forma di federazioni di comunità locali indipendenti, o anche di vere e proprie denominazioni.

Le Assemblee dei Fratelli L’espressione “Fratelli” nel mondo protestante indicato due movimenti diversi. Il primo appartiene alla secondo protestantesimo ed origina dal risveglio pietista all’interno del mondo luterano.

Del tutto diversi, e appartenenti al terzo protestantesimo, ci sono i “Fratelli” che si ispirano alla predicazione di John Nelson Darby (1800-1882), il vero padre del moderno fondamentalismo. La prima assemblea promossa, con altri, da Darby, venne organizzata a Plymouth nel 1831.

In seguito il movimento dei “Fratelli” si divise fra un’ala di “Fratelli stretti”, più esclusivisti e meno disponibili a una collaborazione con chi non condivide il loro rigoroso fondamentalismo, e una di “Fratelli larghi” che è alle origini dei maggiori gruppi europei detti oggi assemblee dei fratelli.

Il movimento holiness Può essere considerato uno sviluppo delle idee di John Wesley sulla santificazione. I predicatori di questa corrente si interessavano alla nozione di “perfezione” e utilizzavano l’espressione “Battesimo dello Spirito Santo” (a sua volta di origine e metodista) per indicare il punto di partenza di una vita rinnovata di testimonianza e di servizio al Vangelo.

L’insistenza sul Battesimo dello Spirito Santo si diffuse negli Stati Uniti particolarmente dopo la Guerra civile, quando molti americani aspiravano alla riconciliazione e un nuovo inizio della loro vita cristiana, cercando insieme una “vita più alta” rispetto a quel cristianesimo convenzionale che non aveva saputo evitare gli orrori della guerra.

In ambiente metodista questa corrente trasformò radicalmente la nozione metodista di santificazione, interpretandola come un’esperienza della perfezione (che naturalmente poteva anche andare perduta, se il fedele non avesse corrisposto alle grazie) in seguito alla quale il peccato è oggetto di uno “sradicamento” dal cuore del cristiano. Questa interpretazione era destinata a portare chi la proponeva a rompere con il metodismo classico.

All’interno del movimento holiness abbiamo: la chiesa di Diola Chiesa del Nazareno,l’Esercito della Salvezza

L’Esercito della Salvezza Fondato da metodista indipendente inglese Willem Booth (1829-1912), è universalmente conosciuto per le sue benemerite attività caritative che svolge dal 1878 in tutto un mondo, particolarmente nei quartieri più poveri e dimenticati.

La sua fama nel settore della carità ha fatto trascurare specialmente in Europa continentale il dibattito sulla sua teologia. L’esercito della salvezza nasce nel mondo metodista come una parte importante del movimento holiness.

La perfezione della santità può essere sperimentata, per Booth, attraverso l’accoglimento della grazia di Cristo, favorito da un’etica di tipo puritano e dall’impegno caritativo a favore dei diseredati. Alle origini non mancava la tesi secondo cui tutta la vita del fedele trasformata dalla grazia e impegnato nella carità diventava un sacramento.

L’esercito della salvezza è noto soprattutto per la sua terminologia di tipo militare, ha oggi nel mondo 17.000 “ufficiali” in servizio attivo (cioè pastori) e 2 milioni e mezzo di “soldati” (cioè di membri). Oggi l’esercito della salvezza è considerato unanimemente parte integrante del protestantesimo evangelico.

– QUARTO PROTESTANTESIMO

Pentecostali Il Pentecostalismo rappresenta il maggiore movimento di risveglio nella storia del cristianesimo: in meno di un secolo dalla sua origine ha raggiunto alla cifra di 400 milioni di fedeli, più di un quinto dei cristiani presenti oggi nel mondo. Si parla di quattro ondate (waves)del movimento pentecostale-carismatico.

– Prima ondata Nasce con i fenomeni di Topeka (Kansas) nel 1901 e di Azusa Street, a Los Angeles, nel 1906 in questi fenomeni il dono delle lingue come prova del Battesimo nello Spirito viene accettato soprattutto da protestanti di ambiente Holiness.

Da questi revival inizia la storia del pentecostalismo, che si presenta all’inizio come network, rete che dichiara di non essere interessata alla formazione di denominazioni e di strutture e anzi ne contesta la necessità.

In seguito, come è fatale che sia, dal primo pentecostalismo nascono grandi denominazioni, come le Assemblee di Dio (22 milioni di fedeli oggi nel mondo), le Assemblee di Dio in Italia (ADI). A partire dagli anni 1950 vi è stata una vera e propria esplosione del pentecostalismo delle Assemblee di Dio in Italia, in particolare nel Meridione, con la costituzione di centinaia di comunità.

– Seconda ondata E’ la più propriamente carismatica e nasce da una serie di movimenti di risveglio (in particolare dalle attività di predicatori e guaritori indipendenti negli anni 1940 in Canada).

Un momento di passaggio decisivo, intorno il 1960, è costituito dal diffondersi del battesimo nello spirito e del dono delle lingue all’interno di denominazioni e chiese cristiane non pentecostali: inizialmente fra gli anglicani e presbiteriani, quindi anche nella Chiesa cattolica.

Se alcune chiese comunità reagiscono negativamente contro il rinnovamento carismatico, altre – in particolare la Chiesa cattolica – lo colgono come genuina espressione di vita cristiana per il nostro secolo, pur raccomandando le inevitabili cautele perché l’esperienza carismatica possa svolgersi nel quadro normale – da un punto di vista dottrinale e sociologico – di ciascuna denominazione o Chiesa.

– Terza ondata Nasce al Fuller Theological Seminary di Pasadena, in California, negli anni 1940, con i corsi di C. Peter Wagner e John Wimber (1934-1997). Si tratta di un tipico movimento di risveglio, che insiste sull’importanza del miracoloso – e, per converso, del demoniaco e della lotta contro il demonio – nell’esperienza carismatica. La terza ondata si esprime soprattutto in un vasto movimento interessato ai “segni” e ai miracoli.

– Quarta ondata Viene da molti riferita ai fenomeni carismatici di una comunità canadese, il Toronto Blessing (“Benedizione di Toronto”), un’esperienza carismatica caratterizzata in particolare da frequenti fenomeni di “riposo nello spirito” (in cui il fedele cade a terra), ma anche da risa prolungate e da versi che si manifestano improvvisamente e che ricordano quelli degli animali.

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